Europa, Italia

Road trip al sud ai tempi del coronavirus

Forse doveva proprio arrivare una pandemia per farmi tornare nel profondo sud della metà delle mie origini. È fine estate del 2020, per via della pandemia di coronavirus non possiamo pianificare uno dei nostri soliti viaggi fuori dall’Europa, molte frontiere sono ancora chiuse e c’è troppa insicurezza. La decisione è presa, in settembre partiremo in auto per due settimane alla scoperta della Puglia e in particolare del Salento, terra di origine di mio papà e dove ho trascorso praticamente tutte le estati della mia infanzia.

Le settimane prima della partenza si susseguono piene di sogni della casa e del villaggio dei nonni, la mia testa è piena di ricordi con un misto di eccitazione e felicità perché dopo alcuni anni sto per tornare nella terra dei miei avi paterni.

Ci sono vari luoghi nel mondo che chiamo i miei luoghi dell’anima, luoghi dove ho viaggiato e dove mi sento a casa e con cui ho una connessione speciale. Il Salento è uno di questi.

Prima tappa – Termoli – La porta del sud

Ci mettiamo in viaggio di notte per raggiungere la prima tappa, vogliamo cercare di arrivare al più presto il più a sud possibile. Da Bienne, in circa 10 ore di auto arriviamo di primo mattino a Termoli, nella regione del Molise. Siamo stanchissimi, sono solo le 7, c’è una calma quasi surreale, avvertiamo l’odore del mare e una bellissima sensazione di libertà. Il Molise è una piccola regione collinosa tra Abruzzo, Campania, Lazio e Puglia, l’ultima che attraverseremo prima di entrare nella regione più a sud-est d’Italia. Percepisco già una sensazione diversa, la vegetazione comincia a farsi più secca rispetto all’Italia centrale e del nord che abbiamo attraversato, e per questo nomino questa tappa del nostro viaggio “la porta del sud”, ultima fermata prima di entrare nel profondo meridione d’Italia. A Termoli passiamo un giorno e una notte alloggiatti in un hotel diffuso nel borgo antico, un borgo medievale bellissimo in cima a un promontorio roccioso e affacciato direttamente sul mare. Al pomeriggio facciamo il nostro primo bagno, e alla sera passeggiamo per le vie, d’un tratto animatissime, del centro storico. Termoli è stata una bellissima scoperta…

Giovinazzo e Bari – Il lungomare, l’allegria, le focacce

L’indomani, dopo circa altre 2 ore di auto, arriviamo in Puglia. Ci fermiamo qualche giorno a Giovinazzo, un paesino a pochi chilometri da Bari, capitale di questa regione. Ormai siamo a sud, la vegetazione è molto secca e brulla, vediamo sempre più campi di ulivi. Camminiamo per le vie di Giovinazzo, osserviamo le famiglie a cena fuori e che passeggiano sul lungomare. Il giorno dopo prendiamo un bus e facciamo un’escursione a Bari, dove scopriamo una grande città molto interessante ed animata, con un bellissimo centro storico, molte offerte culturali, uno dei lungomare più estesi d’Italia e bellissimi palazzi e chiese. Nella città vecchia ci mischiamo all’allegra e vivace vita quotidiana della gente e intravediamo alcune donne intente nella preparazione delle famose orecchiette. Per finire facciamo una scorpacciata di deliziose focacce… che meraviglia le focacce di Bari!

Otranto – Le origini, la pace, il mare dentro

Ed eccoci nel Salento, nell’estremo sud-est della Puglia. Dopo una breve tappa turistica alle grotte di Castellana, nella turistica Polignano a Mare e una fermata lampo nella città di Brindisi, arriviamo finalmente nel mio amato Salento. Prima tappa: Otranto. Bellissima, in settembre ancora di più di come mi ricordavo.

Otranto è un comune di circa 6.000 abitanti situato sulla costa adriatica della penisola salentina ed è il comune più a oriente d’Italia, viene chiamato anche Porta d’Oriente. Il centro storico di Otranto si snoda attraverso una fitta rete di stradine nelle quali si possono ammirare costruzioni antiche risalenti a varie epoche.

Siamo alloggiati nel tranquillo quartiere della “Punta”, e dalla terrazza del nostro appartamentino vediamo il mare… la spiaggetta è praticamente deserta. Piove un po’ questi giorni, ma l’acqua del mare è così tiepida che facciamo il bagno ogni giorno, dopo aver ballato salsa in spiaggia. Io che in realtà sono freddolosa e di solito faccio il bagno solo con il caldo torrido, non avrei mai pensato di entrare in acqua in questo tiepido autunno salentino. La sensazione è di una pace e una felicità che ci pervade in ogni momento, sembra di essere in un sogno, dentro l’acqua all’imbrunire.

Muro Leccese – Gli avi, la casa dei nonni

È arrivato il giorno di fare una visita al villaggio dei nonni. Muro Leccese, un antico centro messapico di circa 5000 abitanti, a circa 15 chilometri di distanza da Otranto. Arriviamo passando accanto al parco della chiesa del Crocifisso, dove giocavamo da bambini, poi accanto al cimitero, e infine imbocchiamo le strette stradine che ci portano dentro il paese.

Andiamo a cercare le zie, prima a casa di zia Carmelina, poi di zia Ada, ed è proprio lì che sono tutti seduti sulla veranda ad aspettarci. Oltre a zia Ada e la sua famiglia, ci sono zia Carmelina, e zio Alberto e zia Tiziana che vivono al nord ma sono tornati nel Salento per le vacanze. Prima di andare a mangiare la pizza tutti insieme, andiamo a rivedere la casa dei nonni. Appena entriamo rivedo i soffitti altissimi, i lunghi lampadari, il pavimento di pietra, il cortile dove una volta c’era l’arancio, le stanze con i letti di ferro, antichi, alti… come si dormiva bene lì, la chiamavamo la “casa del sonno”…. dopo le giornate al mare, sprofondavamo in quei letti grandi e alti e cadevamo in un sonno profondo e pacifico. Poi il corridoio all’entrata dove mettevamo il lungo tavolo per pranzare la domenica. D’un tratto rivedo l’enorme tavolata della domenica a pranzo, gli zii, i cugini, i nonni. Il nonno che tira su l’anguria dal pozzo, messa al fresco nel secchio. Come eravano in tanti una volta, zio Tonino e zia Ada che ancora abitavano a casa e noi ancora piccoli, e la banda di cugini che si faceva sempre più numerosa. Nonna Fedora si vantava ed era orgogliosa della sua grande famiglia, dei suoi 13 nipoti. Alla sera ci siedevamo tutti davanti a casa, “allu friscu” sul ciglio della strada, ognuno prendeva una sedia e ce ne stavamo lì a chiacchierare e a scherzare. Ogni tanto si aggiungevano anche i vicini, ognuno portava la sua sedia e il cerchio si faceva sempre più grande. In tutto il villaggio, e in tutta la regione, in estate le strade erano piene di questi ritrovi improvvisati, si stava semplicemente lì, insieme, a godersi le lunghe serate estive, troppo calde per starsene dentro casa. Le sento ancora dentro di me queste vecchie mura del paese, l’odore della campagna, gli ulivi, il canto delle cicale e qualche abbaiare dei cani randagi di notte.

Lecce – Vita, gioia di vivere, le mangiate

Ed eccoci nel capoluogo e fulcro culturale del Salento, Lecce, città d’arte con le sue vie del centro che sembrano un museo a cielo aperto. Anche soprannominata “la Firenze del sud”, la città accoglie con il fasto del suo barocco che fa capolino nei portali dei palazzi e dalle facciate delle tantissime chiese che si snodano lungo le vie racchiuse dalle tre antiche porte di accesso alla città: Porta Rudiae, Porta San Biagio e Porta Napoli.

Arriviamo al tramonto, per cenare e passeggiare e scopriamo una città piena di vita, le strade zeppe di giovani, bar, ristoranti e piazze… la città è bellissima e l’atmosfera è semplicemente magica.

Gallipoli – Il vento, la pizzica, le spiagge caraibiche alla fine del viaggio

E infine è arrivato il momento di passare dall’altro lato della penisola salentina, sul lato ionico…. Decidiamo di percorrere tutta la litorale, da Otranto, passando da Santa Cesarea, Castro, Santa Maria di Leuca, Ugento e infine Gallipoli, dove trascorreremo gli ultimi giorni. Questa cittadina sullo Ionio è bellissima, e lungo le stradine del borgo il vento ha il profumo della spiritualità. Il suo centro antico, arroccato su un’isola di origine calcarea, è collegato alla terraferma e alla città nuova da un ponte ad archi del Novecento, di recente affiancato da un altro ponte verso il porto.

Arriviamo a Gallipoli proprio con il vento, e un po’ di tempesta. C’è un’energia bella, forte e misteriosa nell’aria. Una sera, al Castello di Gallipoli c’è un concerto di musica pizzica. Finalmente la musica, il ballo. Tra i molti tipi di ballo e di musica, la pizzica l’ho sempre amata e mi entra subito nel sangue. Questo ballo popolare antico è circondato da misteri e leggende. È un ballo gioioso, frenetico e travolgente, ma racchiude anche il dolore di tempi difficili e della vita dura della gente di queste terre. In passato era anche considerato un rituale terapeutico per scacciare il “male”. Ricordo che nonna Fedora raccontava di avere visto, da bambina, le donne “tarantate”, che saltavano e ballavano come impazzite anche per due o tre giorni di fila. Secondo una leggenda queste donne erano state morse da una tarantola nei campi, e per scacciare il male che le aveva invase dovevano ballare per giorni e giorni al ritmo dei tamburelli. È sera, c’è un vento fresco autunnale, e ci facciamo trascinare anche noi dal ritmo della musica… anche se non sono stata morsa da una “taranta”, per me ballare la pizzica è bellissimo, mi dà gioia e allo stesso tempo ha sempre il sapore della liberazione e della purificazione.

Siamo ormai agli ultimi giorni del nostro viaggio e li passiamo tra le spiagge di Gallipoli e di Ugento, bellissime ed incontaminate, l’acqua è così limpida e trasparente che sembra quasi di essere ai Caraibi… Il tempo si è fermato, siamo in una bolla di natura e felicità e pace che vorremmo non scoppiasse mai.

Il Salento in settembre, ho il mare dentro di me. Non ho mai fatto così tanti bagni in mare come questa volta. Pura bellezza e felicità. L’acqua tiepida, la spiaggia deserta, il bagno con la pioggia, il cielo il mare e la terra e noi completamente parte di tutto.

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