Pensieri e racconti in libertà, Svizzera

La bambina dagli occhi neri

Il giorno dopo che sei nata, eravamo già in ospedale, volevamo ammirarti e coccolarti, piccola bambina dagli occhi neri. I tuoi genitori ti hanno chiamata Nora, che vuol dire luce in arabo. Tuo papà viene dalla terra del Marocco e tua mamma ha un po’ di sangue del profondo sud dell’Italia, mischiato coi geni svizzero tedeschi. Hai in te il sole del Salento e il vento del Sahara, il ritmo della pizzica, dei tamburi del Marocco, e un po’ di buonsenso e razionalità svizzeri. Tua mamma ha girato il mondo, ama il sole e il mare, e  tuo papà è un musicista col ritmo nel cuore.

Quando ti ho vista per la prima volta eri minuscola, ma avevi già un mucchio di capelli scuri e gli occhi spalancati e nerissimi. Pare che dal momento stesso in cui sei uscita dalla pancia di tua madre, hai cominciato a guardarti in giro senza mai chiudere gli occhi. Tanto che mi sono venuti in mente i bambini del romanzo di Salman Rushdie “I figli della mezzanotte”, che erano venuti al mondo la notte dell’indipendenza dell’India, tutti con gli occhi spalancati e obbligati ad affrontare la vita senza mai poter chiudere gli occhi. Dovevano vivere la vita così, ad occhi aperti, e avevano tutti delle doti straordinarie e dei poteri magici. Forse per uno strano scherzo del destino, che voleva che vivessero sempre con gli occhi bene aperti, attenti a tutto quello che sarebbe successo in quel mondo che stava cambiando. Tu sei nata un 28 aprile qualunque, non mi sembra che quel giorno sia successo niente di particolarmente esaltante o eclatante, anche se a dire il vero questo mondo da anni sembra essere un po’ in costante subbuglio. Forse anche nel tuo caso il destino vorrà che osserverai attentamente questo mondo che cambia, o forse semplicemente l’universo ha deciso di portare un po’ di luce con i tuoi occhietti vispi e curiosi.

Oltre a guardarti in giro con grande attenzione, un’altra delle tue attività preferite del momento è piangere e gridare con molta foga. E mentre tu piangi e gridi, ci diamo un gran da fare per cercare di calmarti, ma siamo tutti un po’ impacciati e maldestri e l’unica che sembra veramente sapere cosa fare è tua nonna. Sono già passati due mesi dal tuo arrivo in questo mondo e secondo tua mamma continui a gridare ed arrabbiarti. È normale, dicono tutti, che i neonati strillino e piangano e a volte mettano a dura prova i genitori. E poi in fondo forse anch’io griderei e strillerei ritrovandomi catapultata in un nuovo mondo totalmente sconosciuto. Devo confessarti che un po’ ti capisco, ma devo anche confessarti che quando mi hai strillato nell’orecchio mentre ti tenevo in braccio, sono stata quasi sollevata di essere solo tua zia, e di sapere che sarà tua madre ad occuparsi di te a tempo pieno. Ma anche se gridi e piangi, credimi, sei bellissima, e adoro come guardi tutto con attenzione con i tuoi occhietti neri e vispi, come se dovessi controllare ben bene in che razza di strano mondo tu sia finita. Osservi tutto e tutti sbirciando da dietro le spalle di tua mamma o di tuo papà, e tuo nonno dice che sembri una volpina del deserto. Non sono nemmeno sicura se esistono i volpini del deserto, nè che aspetto abbiano, eppure mi piace questo soprannome affettuoso, e mi sembra che ti si addica perfettamente.

Chissà da dove sei venuta piccola Nora. A volte dalle tue espressioni sembri assomigliare alla tua bisnonna Fedora. E mi chiedo sorridendo se ciò sia possibile. Nonna Fedora se n’è andata poco più di un anno fa, chissà se tu possa essere la reincarnazione della sua anima bellissima che viveva la vita ridendo. In ogni caso, ti do il benvenuto su questa terra, ti aspetteranno molte avventure, è un mondo strano, a volte doloroso a volte pazzo, ma vale la pena conoscerlo. Buon viaggio volpina del deserto!

fennec1

P.S. Eccola la volpe del deserto, esiste!

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