Asia, Indonesia

Sara e Saras

Bali è l’isola degli dei, delle risaie sconfinate e delle infinite colline verdi, ma è anche un’isola estremamente turistica. Il mio primo impatto sull’isola mi lascia un po’ delusa. Arrivo a Bali via mare, dopo un viaggio di tre settimane attraverso l’isola di Giava, dove per tutto il viaggio sono stata quasi l’unica viaggiatrice occidentale. Appena messo piede a Bali mi rendo invece conto con una punta di rammarico di essere circondata da migliaia di altri turisti. Giro l’isola per alcuni giorni, confrontandomi con luoghi di turismo di massa e spiagge affollate e quasi comincio a pentirmi della mia decisione di trascorrere qui cinque settimane. L’isola è bellissima, ma mi manca un po’ quel senso del diverso, del totalmente sconosciuto, dell’avventura che avevo provato a Giava.

Mi sono iscritta a un programma di volontariato come insegnante d’inglese e dovrei rimanere a Ubud, cittadina culturale nel centro di Bali. Mi accorgo ben presto che sento il bisogno di un luogo più isolato, più semplice e tranquillo. Caso vuole che proprio il giorno dell’inizio del mio programma, un’altra volontaria si accorge di essersi iscritta per sbaglio al programma in un villaggio nel nord, mentre in realtà voleva rimanere a Ubud. Prendo la palla al balzo, senza nemmeno esattamente sapere dove si trova il villaggio né che aspetto abbia. Scambiamo l’iscrizione e in meno di mezza giornata il cambio è organizzato. In men che non si dica mi ritrovo seduta nell’auto di Ketut, il ragazzo che con la sua famiglia si occupa del programma di volontariato nel villaggio del nord. Attraversiamo colline verdissime e lussureggianti e in meno di tre ore arriviamo a Tianyar. Il villaggio ha poche centinaia di abitanti, le sue case sono sparpagliate nella foresta divisa in due dalla strada principale che percorre il nord dell’isola. Il centro dell’organizzazione è composto dalla casa di Ketut e sua madre, tre stanze dei volontari e due aule all’aperto dove si tengono le lezioni di inglese. Al centro uno spiazzo per giocare. Il tutto circondato dalla natura e dagli alberi. Appena scendo dall’auto mi corrono incontro una miriade di bambini sorridenti e ognuno di loro mi grida: “Hello, what’s your name?” per poi subito correre via e tornare a giocare. Sorrido e penso che qui starò bene, tra gli alberi, i bambini e a pochi metri dal mare, lontano da tutto.

È quasi sera e Ketut propone di andare a fare il bagno. Ce ne andiamo tutti insieme, io e Ketut e un’orda di allegri bambini balinesi, camminando sul sentiero in mezzo alle palme che dopo pochi minuti ci porta a una spiaggia deserta. Guardo il mare e d’improvviso mi si avvicina una bambina bellissima. Ora sono io a chiederle “What’s your name?”. Lei mi risponde “Saras, same same”. Il nostro nome è quasi identico. Mi guarda con degli occhioni dolcissimi, un sorriso un po’ timido, e mi prende per mano. E insieme ce ne stiamo lì, in pace e sorridenti, Sara e Saras, a guardare il mare e un tramonto bellissimo, in mezzo agli schiamazzi e agli spruzzi degli altri che si sono già buttati in acqua.

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